domingo, 11 de junho de 2017

Yehô- Natan: Yehô[wah] - ha dato 1Sa 14:6

Un Nome eccellente

Il mio primo lavoro intitolato YHWH - Un nome eccellente. Narrazione storica del Nome divino [YHWH in fame only? A historical record of the divine Name], fu catalogato da Henri Cazelles, presidente del direttivo dell'Institut Catholique de Paris, come tesi (T594GER) al BOSEB. Il traduttore biblico francese André Chouraqui l'ha citata nel suo libro intitolato Mosé (p. 161). Ho pubblicato successivamente il mio libro intitolato Una storia del nome divino. Un Nome eccellente. Al momento sto' concludendo la versione inglese, per pubblicarla al piu' presto.
La mia analisi ha mostrato che Geova (cioè Yehowah in ebraico) è la pronuncia esatta. Concordo che questo risultato possa sembrare strano al lettore, ma sono certo che questi potrà comprendere le enormi conseguenze di una tale affermazione. Per dare un'idea dell'importanza di questo problema presento alcune argomentazioni.

Yahweh oppure Jehovah (Geova)?
  1- Periodo della scoperta (1200-1500). Antichi studiosi di ebraico, come Gioacchino da Fiore (1195) e Papa Innocenzo III (1200), tentarono di vocalizzare il nome di Dio usarono il nome IEUE. Perchè questa vocalizzazione? L'origine è da ritrovarsi nel libro del celebre Maimonide, scritto nel 1190, intitolato Guida dei perplessi in cui spiego' che il Tetragramma era il vero Nome di Dio e affermo' che era solo l'autentica forma di adorazione che era stata persa, non l'autentica pronuncia del Tetragrammaton, perchè questa era ancora possibile secondo le sue lettere (per una migliore comprensione di questa espressione si consulti l'Appendice). Ecco perchè Papa Innocenzo III noto' che le lettere ebraiche del Tetragrammaton Iohdh, He’, Wav (cioè Y, H, W) erano usate come vocali, e che il nome IESUS aveva esattamente le stesse vocali I, E e U del nome divino IEUE. Egli utilizzo' la corrispondenza ebraico/greca tra : Y = I, H = E and W = U (Nel primo secolo, Giuseppe Flavio spiego' che il Tetragramma era scritto con quattro vocali.) In aggiunta, il traduttore francese Jacques Lefèvre d'Étaples, ottenne il nome IHEUHE, perchè preferi' utilizzare le corrispondenze ebraico/latina: Y = I, H = HE e W = U nelle sue note ai Salmi scritte nel 1509. Tuttavia, il Cardinale Nicola di Cusa spiego' in uno dei suoi sermoni scritti nel 1445, che il nome di Dio è sillabato in ebraico Iohdh, He’, Waw, He’; e che queste quattro lettere servono da vocali, facendo corrispondere I, E, O, A in greco, perchè in questa lingua non c'è alcuna lettera specifica per il suono OU (la lettera U in greco è pronunciato come la Ü francese). Cosi', in greco, la trascrizione IEOUA sarebbe piu' esatta e rifletterebbe meglio il suono OU del nome ebraico Ieoua, che diventa in latino Iehova oppure Ihehova, perchè la lettera H è sorda e la vocale U serve da consonante (V). La migliore corrispondenza sarebbe Y = I, H = A (in termine di parola) e W = O, come ha spiegato l'autore ebraico Judah Hallevi nel suo libro I Kuzari scritto nel 1140. Ecco perchè lo studioso contemporaneo Antoine Fabre d'Olivet disse nella sua opera dal titolo La Langue hébraïque restituée (La lingua ebraica restituita) pubblicato nel 1823, che la migliore pronuncia del Nome divino secondo le sue lettere era Ihôah/ Iôhah/ Jhôah. Inoltre, quando comincio' a tradurre la Bibbia (Genesi, capitoli da I a X), egli utilizzo' sistematicamente il nome IHÔAH nella sua traduzione (vale a dire Y-H-W-H = I-H-Ô-AH.) Numerosi studiosi preferirono le corrispondenze Y = I, H = A (in conclusione di parola) e W = OU, perchè il suono OU è piu' antico del suono Ô, ad esempio il nome Y-H-W-D-H viene letto I-H-OU-D-AH, non I-H-Ô-D-AH. Essi ottennero I-H-OU-AH oppure IOUA perchè la lettera H è sorda. Stranamente molti scolari credettero che questo nome JOVA fosse stato conservato nell'antico nome JOVE (Joue-pater cioè Jupiter).
2- Miglioramenti (1500-1600). Per ordinare le varianti di pronuncia del Tetragrammaton, Pietro Galatino dedico' buona parte della sua opera intitolata De arcanis catholice veritatis (Del Segreto dell'Universale Verità), pubblicato nel 1518, allo scopo di spiegare le ragioni di questa pronuncia. Prima cosa, cito' il libro di Maimonide Guida dei perplessi in gran misura, specialmente i capitoli 60-64 della prima parte, al fine di ricordare che il Tetragrammaton è il nome proprio di Dio e che puo' essere pronunciato secondo le sue lettere. Tuttavia egli dimostro' che la pronuncia Ioua, usata al suo tempo, era troppo grezza e ne spiego' le ragioni. Spiego' ad esempio che il nome Iuda, scritto hdwy (YWDH), era un'abbreviazione del nome Iehuda scritto hdwhy (YHWDH). Tutti i nomi propri ebraici che iniziano per YHW- [why] sono praticamente sempre vocalizzati Ieh-. Di conseguenza se il Tetragrammaton era davvero pronunciato Ioua sarebbe stato scritto hW:y (YWH) in ebraico, cosa che non è stata mai fatta. Cosi' dal momento che il Tetragrammaton è scritto hwhy (YHWH), la lettera H all'interno del Nome deve essere udibile. Egli concluse che, dovendo pronunciare il nome secondo le sue lettere, la migliore trascrizione dovesse essere I-eh-ou-a (Iehoua), piuttosto che la forma I-ou-a usata, ad esempio, da Agostino Giustiniani, nella sua traduzione poliglotta dei Salmi pubblicata nel 1516 (se Galatino avesse trascritto direttamente la forma masoretica, avrebbe ottenuto Yehouah e non Iehoua). Il traduttore francese Pierre Robert Olivétan riconobbe nella sua Apologie du translateur (Apologia del traduttore) scritta nel 1535, che il Nome di Dio era Iehouah piuttosto che Ioua in ebraico, perchè quest'ultima forma non esprimeva l'aspirazione della lettera H.
In seguito il notissimo esperto di grammatica W. Gesenius riconobbe, secondo i nomi teoforici (si veda l'appendice), che il Nome di Dio potesse essere facilmente vocalizzato in Iehouah. Tuttavia l'evidente forma Iehouah fu attaccata molto presto a motivo dei cabalisti e poi dei teologi che supponevano che il Nome divino fosse una forma verbale. Questa affermazione è un assurdo perchè se il Nome divino fosse una forma verbale Mosé, che parlava ebraico, ne avrebbe compreso il significato senza alcun problema, cosa che non avvenne (Ex 3:13). Infatti Mosé conosceva il nome di Dio, ma ne ricevette un intendimento religioso dal senso "Egli sarà [o mostrerà d'essere]" (yihyeh) non una spiegazione grammaticale. Per di piu' il modo normale di chiedere un nome è l'uso del pronome ebraico  (ymi come in Giudici 13:17); l'uso di mah (hm;) invece richiede una risposta ulteriore, e domanda il significato (‘cosa?’) o la composizione del nome. Quindi la risposta "Io saro' [mostrero' d'essere] cio' che saro' [mostrero' d'essere]" è piu' una spiegazione religiosa che una nota grammaticale!
Come Michele Serveto noto' nel suo trattato contro la trinità De Trinitatis erroribus (gli errori della trinità) scritto nel 1531, il nome Iehouah è molto vicino al nome teoforico Jesus che è Iesua in ebraico. Questo legame sembro' a lui piu' convincente della forma grammaticale proposta da alcuni cabalisti del suo tempo - un futuro piel (vocalizzato YeHaWèH dal significato "Egli farà essere", "Egli costituirà" oppure "Egli farà essere"). Per esempio, la forma ebraica yehabe era stata usata da Abner di Burgos, un ebreo spagnolo convertito, nella sua opera intitolata Mostrador de Justicia (1330). Serveto difese il nome Iehouah contro la supposta forma grammaticale (un futuro piel!) yehauue spiegand che "Egli genererà" nel libro dal titolo L'epistola dei segreti del cabalista cristiano Paulus de Heredia, pubblicato attorno al 1488.
3- Polemiche (1600-1900). Il dibattito per sapere se utilizzare Iehoua oppure Ioua era stato ristretto a gruppi di ebraisti. Tuttavia quando la forma vittoriosa comincio' a raggiungere il grande pubblico, la discussione cambio' genere per divenire molto piu' teologica e polemica. Il primo ad aprire le ostilità hostilità fu l'arcivescovo Gilbert Genebrard, nel suo libro scritto nel 1568 a difesa della Trinità, in cui dedico' molte pagine a provare gli errori di S. Chateillon, P. Galatino, S. Pagnin, etc. In primo luogo, attacco' la forma Ioua usata da Chateillon ricordando che S. Agostino aveva spiegato che secondo lo scrittore Varrone gli ebrei avevano adorato Ioue (Jupiter, Giove!), e che quindi l'uso di Ioua era un ritorno al paganesimo. Nella prefazione al suo commento ai salmi indico' anche che questo nome Ioua era barbaro, fittizio ed ateo! Riguardo alle testimonianze di Clemente di Alexandria (Iaou), Gerolamo (Iaho), Teodoreto (Iabe), ragiono' che si trattasse di fome alterate di Ioue, e apparentemente queste testimonianze gli apparvero come ben poco fidate, in quanto molto tarde avendo gli ebrei smesso di pronunciare il Nome ormai da secoli. Infine rimprovero' P. Galatino (e S. Pagnin), che aveva usato la forma Iehoua, per non aver considerato il senso teologico: "Egli è" allo scopo di trovare lavera vocalizzazione. Infatti dall'epoca della traduzione dei Settanta, era noto che il nome divino significasse "Egli è". Genebrard cerco' di confermare questa definizione secondo la sua conoscenza della lingua ebraica. Cosi' dal momento che Dio si indica in Esodo 3:14 con l'espressione "Io sono", (in ebraico Ehie), si dovrebbe dire, parlando di Dio, "Egli è", cioè in ebraico Iihie (una forma di qal futuro). A causa di leggi linguistiche, era probabile che questa forma Iihie venisse da una forma piu' arcaica Iehue suggerita nel 1550 da Luigi Lippomano, e Genebrard noto' che l'abate Gioacchino da Fiore aveva usato questa forma piu' esatta (Ieue) nel suo libro Apocalisse.
La dimostrazione di Genebrard, seppur non convincente, fece molta impressione per il suo livello di cultura. Inoltre nel corso del secolo seguente, i commentatori biblici citarono spesso questa forma Iehue (or Iiheue) accanto a Iehoua. In ogni caso, se si trascurano gli aspetti eclatanti della dimostrazione, questa rimaneva altamente speculativa a motivo dell'assenza di testimonianze (posteriormente, al fine di mitigare questa lacuna, i teologi protestanti riabilitarono le testimonianze storiche del primo secolo). La principale innovazione del Genebrard era quella di introdurre il significato teologico del Nome nella ricerca della sua vocalizzazione (cosa che in effetti era un concetto cabalistico), processo che diede vita a (mentre si accresceva la conoscenza della lingua ebraica e della sua storia) a una profusione di nuove forme di vocalizzazione.
4- Periodo of confusione (1900-2000). Per riassumere il problema, la pronuncia del Nome divino, vale a dire Geova, è davvero facile da trovare usando i nomi teoforici perchè senza eccezzione alcuna, tutti i nomi teoforici che cominciano per YHW- sono vocalizzati YeHÔ- (IÔ- nella Settanta). Quindi il nome teoforico per eccellenza, vale a dire YHW-H, deve essere forzatamente letto YeHÔ-AH. Anche il significato del Nome divino è facilmente determinato, vale a dire "Egli sarà [mostrerà d'essere]" secondo Esodo 3:14, che ne dà il corretto intendimento. Supporre una diversa comprensione, derivante dalla Cabala ("Egli farà essere"), dalla grammatica ebraica ("Egli fa divenire") o dalla filosofia greca ("Egli è, esiste") introduce davvero solo confusione.
Il modo piu' semplice per evitare questa conclusione è notare che non ci sono equivalenti le etimologie religiose nella Bibbia e le ipotetiche etimologie grammaticali.

ETIMOLOGIA GRAMMATICALE
NOME
ETIMOLOGIA BIBLICA
"Riposarsi"

Nuah

Noah

Naham
"Confortare" (1Ch 4:19)
"Egli sarà lode"

Yudeh (?)

Yehudah

Yodeh
"Egli loderà"
Egli sarà [mostrerà d'essere]

Yihweh (?)

Yehowah

Yihyeh
"Egli sarà [mostrerà d'essere]"
-

(?)

Abraham

Abhamon
"Padre di una folla"

Per esempio il famoso nome Yehudah significa "Egli loderà" secondo Genesi 29:35, ma non secondo la grammatica ebraica (Yodeh). Cosi' nonostante la spiegazione biblica, Yehudah è un nome e non una forma verbale. Dal momento che non comprendono queste differenze, molti studiosi e traduttori hanno cercato di armonizzare le etimologie grammaticali con quelle bibliche. Ad esempio uno dei traduttori della Settanta miglioro' l'etimologia biblica "egli conforterà" (Ge 5:29) trasformandola in una etimologia grammaticale migliore "egli riposerà". Allo stesso modo, lo scrittore ebreo Filone miglioro' l'etimologia biblica "Padre di una folla" (Ge 17:5) con un'etimologia grammaticale migliore "[scelto] padre di rumore" vale a dire Abra‘am in ebraico che si armonizza meglio con il nome Abraham che con Abhamon. Nel passato molti studiosi hanno cercato di migliorare l'etimologia biblica "Egli sarà [mostrerà d'essere]" con una migliore etimologia grammaticale "egli fa divenire", perchè quest'ultima forma (ipoteticamente vocalizzata Yahayeh che puo' ipoteticamente essere derivata da un antico Yahaweh) potrebbe spiegare il frequente inizio in Yah- delle testimonianze Greche in Iaô nel primo secolo.

"Egli fa divenire" (Yahweh) oppure "Egli mostrerà d'essere" (Jehovah)?
1) Nella nota a Esodo 3:14 The Jerusalem Bible riconosce che «al momento la forma causativa "Egli fa essere" è una spiegazione vecchia, ma si tratta molto probabilmente di una forma qal, vale a dire "Egli è."» Secondo il competente studioso di ebraico André Caquot, il Nome Yahwe o Iaoue è una spiegazione teologica piuttosto che filologica del nome di Dio.
2) In Esodo 3:14 la Bibbia ebraica usa una forma qal "Io saro' [mostrero' d'essere] quello che saro' [mostrero' d'essere]" e non una forma hiphil "Io faccio divenire cio' che faccio divenire."
3) Ecco la risposta del professor Freedman ad una mia precedente lettera in cui ho chiesto spiegazioni circa questa stupefacente spiegazione. Egli scrive: «Mi ha fatto piacere avere sue notizie e ricevere la sua dettagliata trattazione di questo prezioso ed interessante tema, circa cui ho scritto di tanto in tanto. Non sono mai stato completamente soddisfatto della mia analisi ed interpretazione del Nome Divino nella Bibbia ebraica, e neppure di quella di altri, incluso il mio maestro, W.F. Albright ed il suo maestro (da cui Albright ha derivato la sua posizione), Paul Haupt. Nel contempo, non ho nemmeno visto altro che mi potesse convincere del valore superiore di un'altra interpretazione, ma saro' compiaciuto di apprendere dal suo studio e scoprire che voi avete finalmente risolto questoantico rompicapo.» A dispetto della reputazione del Professor Freedman come famoso editore, direi che queste argomentazioni sono prive di vigore. Per esempio, ha affermato "Tuttavia il Nome potrebbe essere un uso unico o singolare della radice causativa." Non si puo' prendere seriamente questo ragionamento perchè mancante di evidenza, a motivo del fatto che la forma causativa del verbo "divenire, essere" non esiste nè è mai esistita in ebraico. Dunque il dogma della forma causativa «Egli fa divenire» non è presente nella Bibbia.
Per di piu' il professor Freedman scelse quest'analisi non per ragioni grammaticali ma teologiche (Si legga il suo commento nell'Anchor Bible Dictionary.) Quindi il nome Yahweh "Egli fa divenire" è una scelta teologica contro Geova, che affermo' "Egli sarà [mostrerà d'essere]". Per esempio, per dimostrare la forma causativa il Professor Albright (che era insegnante del Professor Freedman!), suppose che si potesse ritrovare il vero nome attraverso i nomi provenienti dalle religioni false (come quella babilonese ed egiziana), come scrive nel suo libro From the Stone Age to Christianity (dall'età della pietra al Cristianesimo). Suppose inoltre che la formula di Exodus 3:14 fu modificata per non contraddire la sua prima ipotesi. Nel dirlo, il Professor Albright modifico' la formula biblica.
La teoria del Professor Freedman è sostenuta solo da un piccolo gruppo di studiosi (l'insegnante di Freedman e pochi altri) ma non è basata su un'analisi affidabile. Addirittura nel 1906, il dizionario Brown, Driver and Briggs affermava: «Molti studiosi contemporanei spiegano hw,h]y' come Hiph. di hwh (…) Ma la maggioranza lo interpretano come un Qal di hwh.» Ad oggi studiosi competenti (for example, L. Pirot, A. Clamer Bible Ed. Letouzey et Ané, 1956, p. 83) sanno la forma causativa non puo' essere presa inconsiderazione per due ragioni principali. Primariamente la forma causativa del verbo "essere" non è nota in ebraico, inoltre per esprimere un senso causativo, veniva usata la forma Piel. Secondariamente questa nozione filosofica non veniva dall'ebraico (ma dalla filosofia Greca) ed il senso piu' naturale è: "saro' con te" secondo Esodo 3:12.
Sembra che la posizione presa da alcuni comitati di traduzione abbia il sostegno degli studiosi e che sia in completo accordo con il concetto ebraico dell'Onnipotente che è la Prima Causa dell'intero universo, tuttavia appare come una confusione tra la filosofia e la grammatica. Inoltre questo "concetto ebraico" è soprattutto un "concetto filosofico greco". I traduttori della Settantafecero un errore simile, cambiando il significato di Esodo 3:14 "Io saro' [mostrero' d'essere] quel che saro' [mostrero' d'essere]" in "Io sono Colui che è."
Il professore emerito E.J. Revell dell'università di Toronto, in risposta a una mia lettera, scrisse: «Ho letto con vivo interesse la copia del suo lavoro a me inviato. Prima di leggere il suo studio non avevo nessuna opinione particolare circa la pronuncia del Nome di Dio. Come studente negli anni 50, mi venne detto che gli studiosi avevano determinato che "Yahweh" era la pronuncia esatta. Non trovai che l'argomentazione fosse ben dimostrata, ma questo punto di vista fu affermato quasi come un dogma di fede dai miei istruttori, e non avevo alcun argomento di importanza superiore da contrapporre, cosi' ignorai il problema. Vi ho occasionalmente ripensato, ma non ho ottenuto alcuna ulteriore informazione, rispetto a quelle che voi menzionate nel vostro studio. Avete per certo raccolto maggiori informazioni sul problema di qualunque altro studioso che io conosca, e meritate i complimenti per la produzione di un'opera di valore. Molte grazie per avermela spedita.»

Viene qui riportata un'appendice con alcune spiegazioni ulteriori al fine di evitare confusione tra il Nome e il suo significato, e tra i due nomi: Jah e Jehova.
1) Confusione tra il nome abbreviato YH e il grande nome YHWH.
La lettura in Ya- è favorita da una confusione tra i due nomi di God: il nome completo YeHoWaH (Ps 83:18) e il nome abbreviato YaH (Ps 68:4). Gli ebrei riservarono un trattamento diverso a questi due nomi perchè sono sempre stati d'accordo nel pronunciare il nome abbreviato, ma contrari a quello completo, che venne sostituito attorno al terzo secolo A.C. dal suo sostituto Adonay (Signore). Cosi' il nome abbreviato Yah si trova negli Scritti greci Cristiani nell'espressione Alleluia (Riv. 19:1-6), che significa "Lodate Yah." Inoltre negli scritti di Qumran', il Tetragrammaton era scritto a volte in paleo-ebraico all'interno del testo ebraico, cosa non vera per il nome Yah. Si deve anche notare che il nome Yah era specificamente usato nei cantici (Ex 15:2) e nei salmi.
- Il nome abbreviato YH è vocalizzato Yah (Hallelu-Yah in ebraico e Allelou-ia in greco).
- Il nomignolo YHW da solo (non presente nella Bibbia, ma trovato negli scritti di Elephantina per esempio) è vocalizzato Yahû in ebraico e Iaô (IAW) in greco (trovato in una copia della Settanta del primo secolo A.C.). Questo stesso Yahû significa in ebraico "Yah He" (Yah Hû’). Il nome Yahû è diverso dal nome Jehu (Yehû in ebraico e Ieou nella Settanta) che significa Yehow[ah-h]û’ vale a dire "Yehow[ah] He" e non Yah-hû’ cioè "Yah He" (nel qual caso la Settanta avrebbe mantenuto la forma Iaou invece di Ieou).
In aggiunta alla parte iniziale Yehô- che era abbreviato in Yô-, la parte finale -yah aveva anch'essa un diminutivo -yahu, e quest'ultimo termine significa "Yah stesso." Questa voce apparve per due ragioni. Primo, il termine ebraico hu’ che significa "se stesso" (implicava Dio) comincio' ad acquistare grande importanza nell'adorazione. Per esempio, per distinguersi dagli altri dei e per contrassegnare la sua durate, Dio si esprime spesso usando l'espressione ebraica ’ani hu’, che significa "me stesso" o piu' esattamente "Io, lui stesso" oppure "E' il me." (Dt 32:39; Is 52:6; etc.) Sebbene anche gli esseri umani possano usare la stessa espressione parlando di se stessi (1Ch 21:17), generalmente quando qualcuno utilizzava "Egli" oppure "Egli stesso" era per indicare Dio. (2 Kings 2:14)
Gli ebrei non hanno tardato a integrare questo nome divino nei loro nomi, come nel caso dei nomi seguenti Abihu’ (mio padre [è] Lui), Elihu’ (mio Dio[è] Lui), oppure Yehu’ (Ye[huah è] Lui). Piu' tardi, essendo muta la lettera finale di questi nomi, questa non venne piu' scritta. Ad esempio, il nome Elihu’ è scritto molto spesso Elihu. I nomi Abiyah (mio padre [è] Yah), ed Eliyah (mio Dio [è] Yah) venivano anch'essi usati, e c'era una mescolanza di Yah ed Hu’ per ottenere nomi come Abiyahu’ (mio padre [è] Yah stesso), oppure Eliyahu’ (mio Dio [è] Yah stesso).
Questa associazione provoco' l'uso di un nuovo nome divino, che non si trova nella Bibbia, ad eccezione del termine di alcuni nomi teoforici: il nome Yah hu’, abbreviato in Yahu. L'assonanza di questa espressione col Tetragrammaton senza dubbio favori' l'emergere di questa espressione. Per di piu' si puo' trovare questo nome da solo (YHW), scritto vicino al Tetragrammaton (YHWH), negli scritti di Kuntillet Ajrud, datati 9 sec. A.C.. Alcuni specialisti obiettano che la finale in U potrebbe essere un residuo di un nominativo arcaico. Comunque questa sarebbe un'unica ricorrenza. Inoltre questa spiegazione è davvero poco convincente dal momento che non si applica al nome Elihu.
- Il nome completo YHWH è vocalizzato Yehowah in ebraico e Iôa all'inizio di numerosi nomi Greci. Allo stesso modo, come c'erano numerosi nomi teoforici elaborati dal nome completo, vale a dire nomi che cominciano in Yehô- e nella sua forma abbreviata Y(eh)ô-, c'erano anche nomi teoforici elaborati da Yah. Comunque si rende necessaria una grande precisazione nella Bibbia, greca o ebraica. Gli ebrei si preoccupavano di far cominciare i loro nomi in Yehô- o Yô-, o di finire i loro nomi in -yah, ma mai il contrario, senza eccezione alcuna. Cosi' è impossibile trovare nella Bibbia, tra le centinaia di nomi teoforici esistenti, un singolo nome che comincia con Yah-. Cosi' coloro che vocalizzano YHWH in Yahweh sono obbligati ad ammettere che il Tetragrammaton, nome teoforico per eccellenza, non appartiene alla classe dei nomi teoforici, che sarebbe davvero il massimo del ridicolo. Questa mancanza di ragionevolezza appare chiara quando si apre un dizionario, ed il nome Yahve è completamente isolato dagli altri nomi teoforici: Joshua (Giosuè), Jonathan (Gionatan), Jesus (Gesu'), John (Giovanni), etc. Per esempio il nome YHWHNN (John, Giovanni) è vocalizzato Yehôha-nan in ebraico e Iôa-nan in greco. Per esempio Severio di Antiochia (465-538) scrisse nei suoi commenti a Giovanni capitolo 8 che il nome ebraico di Dio è IOA (IWA). Inoltre questo nome IOA (IWA) si trova nel sesto secolo nel Codex Coilinianus.
E' anche possibile verificare che, senza eccezione alcuna, i nomi teoforici cominciano in YHW- e sono vocalizzati YeHÔ- (IÔ- nella Settanta), e quelli che finiscono in -YHW sono vocalizzati -YaHÛ (IA o IOU nella Settanta). In aggiunta, la vocale a molto spesso segue la sequenza YeHÔ-, vale a dire la "normale" sequenza è YeHÔ-()a. Questa sequenza è cosi' universale nei nomi teoforici che alcuni nomi sono stati "teoforicizzati" per assonanza nei casi seguenti della Settanta: Iôa-tam (Gdc 9:7, 57; 2Re 15:5, 32), Iôa-kéim (1Cr 4:22), Iôa-s (1Cr 23:10,11), Iôa-sar (1Cr 2:18), Iôa-kal (Ger 37:3), etc. Per riassumere, il nome Yehu’ deriva da una contrazione di YeHoWaH Hu’ a YeHoW-[aH]-u’. D'altra parte YaHu risulta dalla contrazione dei due nomi YaH-Hu’.

2) Nessun legame "ovvio" tra il nome abbreviato YH ed il nome completo YHWH.
La vocalizzazione Yah del nome abbreviato YH non prova nulla circa la vocalizzazione del nome completo. Ad esempio, Betty e Liz sono versioni abbreviate di Elisabeth, ma il collegamento tra le versioni abbreviate ed il nome completo non è per nulla ovvio. In ogni caso ci sono solamente quattro combinazioni per tutti i nomi teoforici.

Natan
Egli ha dato
2Sa 7:2
Natan- Yah
Egli ha dato - Yah
1Cr 25:2
Natan- Yahu
Egli ha dato - Yah stesso
Ger 36:14
Yehô- Natan
Yehô[wah] - ha dato
1Sa 14:6
Yô- Nathan
Y(eh)ô[wah] - ha dato
1Sa 14:1


3) La perdita della prima vocale non si applica al nome completo YHWH.
Se i nomi teoforici fossero stati ancora pronunciati Yaho- (in ebraico) all'inizio del 3° secolo prima della nostra era, I traduttori della Settanta avrebbero dovuto preservare tali nomi, come Iaô- perchè in generale conservarono la prima vocale dei nomi propri (Zaccaria, Natania, Cahath, al posto di Zeccaria, Netania, Cehath, etc.). Ora tra le migliaia di nomi teoforici nella Bibbia Greca, non se ne trova nemmeno uno che resta con Iaô- (o anche solo con Ia-). Questo sarebbe dovuto succere di frequente se questi nomi fossero cominciati con Yahow- (oppure Yaw-). Ad esempio tutti i nomi "teoforici" del dio Nabu (che cominciano in Nebu- in lingua ebraica) sono scritti Nabou- nella Settanta. Cosi' le iniziali in Iô- dei nomi teoforici forniscono evidenza della vocalizzazione Y(eh)o- e non di Y(ah)o-.
In questo modo, supporre che tutti i nomi teoforici in lingua ebraica vocalizzati oggi Yehô- fossero derivati da una forma "arcaica" di Yahû- è insostenibile da un punto di vista delle leggi linguistiche. D'altra parte, la fusione del gruppo u-a in una semplice u si osserva spesso e specialmente nel mezzo di una parola.

Nome
Significato
Forma ebraica
Citazione
Ge’û’el
Maestà di Dio
Ga’(a)w(ah)-’el
Nb 13:15
Mitswot
Comandamenti
Mitsw(ah)-ôt
Nb 15:22
Yisra’el
Contenderà, Dio
Yisra(h)’el
Gn 32:28
’Elohim
Dei/ Dio
’Elo(a)h-im
2K 1:12


Cosi' il nome Ga’aw(ah)’el divenne Ga’ow’el cioè Ga’û’el then Ge’û’el. Piu' in generale si avvennero contrazioni dei nomi teoforici. Ad esempio Yehowah-nathan divenne Yehow(ah)nathan cioè Yehônathan, e in alcuni casi ci fu una doppia contrazione come in Yehowah-’el che divenne Y(eh)ow(ah)’el cioè Yô’el, e similmente Ga’(a)w(ah)’el divenne Ga’û’el (poi Ge’û’el), oppure Mitsw(ah)ot divenne Mitswot. Anche il nome Zeru(‘a)babel che significa "seme di Babel" passo' in ebraico a Zerubabel.
Ad oggi il nome teoforico possibilmente piu' antico è Yôhanan (ywhnn), scritto in paleoebraico e datato 11° secolo A.C.. In ogni caso l'influenza del nome Yahû è cosi' potente che il nome Yôhanan è speso letto Yawhanan. C'è inoltre un'abitudine a vocalizzare Ya- tutti i nomi precedenti, a motivo della credenza che tutti i nomi semitici seguissere un'evoluzione generale in Ya>Yi>Ye, secondo una legge linguistica relativamente ben verificata (la legge di Barth-Ginsberg). Si noti comunque che questa legge è spesso applicata recto-verso, vale a dire Ye< Yi< Ya, cosa che è manifestatamente falsa. Ad esempio, il nome Yisra’él dovrebbe essere sillabato Ia-a-ra-il ad oggi; ma presso Ebla, in documenti datati a partire dal terzo millenio A.C., venne trovato il nome I-ra-il, cioè l'esatto equivalente di Yisraél. In effetti alcuni studi dimostrarono che alcune forme verbali e nomi potevano essere vocalizzati Yi- piuttosto che Ya- in Ebla. In aggiunta nei testi di Mari, che datano allo stesso periodo, gli specialisti sono giunti alle stesse conclusioni riguardo alla vocalizzazione Yi- piuttosto che Ya-, in moltissimi casi. Ad esempio il nome I-krub (Egli benedi') è scritto molto spesso Ia-krub. Cosi' osservando i testi tra i piu' antichi a noi noti, questa legge (Ya >Yi >Ye) ha numerose eccezioni.
Molti linguisti hanno postulato che anche se questo nome veniva pronunciato Yehowah nel primo secolo, sarebbe stato il risultato di un "arcaico" Yahowah oppure Yahwoh con la classica caduta della vocale iniziale (a causa dell'accento), cioè la prima sillaba Ya- divenne Ye-. Ora se questo cambiamento è ben dimostrato nel caso di numerosi nomi (sebbene l'influenza della lingua aramaica su quella ebraica puo' spiegare questa modificazione altrettanto bene), non c'è traccia di questo fenomeno nel caso del nome divino. Ad esempio i nomi moderni Zekaryah, Nethanyah, Sedôm, etc., dovevano essere pronunciati Zakaryah, Nathanyah, Saduma, etc.in "tempi antichi", perchè la Settanta mantenne le forme precedenti con la vocale iniziale (Zakaria, Nathania, Sodoma, etc.). Conservo' in questo modo numerose tracce di questo processo che avvenne nel 3° secolo A.C.. Se secondo l'ipotesi dei linguisti menzionati in precedenza, i nomi teoforici venivano ancora pronunciati Yaho- (in ebraico) all'inizio del 3° secolo A.C., I traduttori della LXX avrebbero dovuto mantenere questi nomi in Iaô-. Ora tra migliaia di nomi teoforici nella Bibbia greca (o in quella ebraica), non se ne trova una solo che sia rimasto Iaô- o anche solo in Ia-. Le leggi linguistiche non spiegano perchè la Settanta non tenne traccia di questo termine Iaô-, che sarebbe dovuto certamente essere molto diffuso se il Nome fosse stato Yahwoh.
Viene anche proposta una seconda spiegazione: c'é stata una trasformazione del nome Iaô per ragioni teologiche (cioè la protezione del Nome di Dio). Questa seconda affermazione, che è basata su un fatto constatato, è anch'essa confutabile. Se infatti il Tetragrammaton era pronunciato Yahwoh (la forma Yahowah èassurda, perchè significa in ebraico "Yah [é] howah", vale a dire 'disastro'), il nome completo (cosa di per sè sorprendente) sarebbe stato integrato all'inizio dei nomi teoforici, e tutti questi nomi in Yaho- sarebbero diventati Iô- (forme note nella LXX eccetto rare eccezioni come Ié-zikar, Ié-zébouth [2 K 12:21]; Iè-soué [1Ch 7:27]; -iarib [1Ch 24:7]). Questa trasformazione è illogica, perchè quando erano modificati i finali in -yahû, si nota che la scelta finale era divisa tra -ia e -iou; ora la trasformazione Iaô- in Iô- sarebbe stata unanime (cosa di per sè difficile da credere, perchè anche quando i copisti cristiani cambiarono il nome divino col titolo "Signore" alcuni preferirono il titolo "Dio") ed in disaccordo con la scelta precedente di -ia come finale dei nomi teoforici (questa scelta teologica di ia- era la piu' logica perchè manteneva la forma abbreviata (Yah) del nome divino). Non solo la vocalizzazione di questi nomi rimane davvero ipotetica, ma anche il loro significato, quello delle loro etimologie, riflette piu' da vicino le convinzioni di esperti moderni, piu' delle prove tangibili. Questo è certamente vero, a dispetto delle giustificazioni filosofiche avanzate in alcuni casi.
La spiegazione piu' ragionevole è cosi' il considerare che il termine greco Iô- risulti semplicemente da una forma ebraica Y(eh)o-.

4) Che cosa significa esattamente "il Nome letto secondo le sue lettere"?
Per combattere influenze cabalistiche Maimonide, studioso ebreo e famoso talmudista, opero' una completa ridefinizione dell'ebraismo. Il perno del suo ragionamento era il Nome di Dio, il Tetragrammaton, che veniva spiegato nel suo libro intitolato Guida dei perplessi, scritto nel 1190, quando espose il seguente potente ragionamento; Maimonide noto' che il Dio dei filosofi dnon richiedeva alcuna adorazione perchè è impossibile stabilire una relazione con un Dio senza nome (Elohim), poi dimostro' che il Tetragrammaton YHWH è il Nome personale di Dio, vale a dire il nome letto distintamente (Shem hamephorash), che è diverso da tutti gli altri nomi come: Adonay, Shadday, Elohim (questi sono semplicemente titoli divini con una etimologia) ed altri, perchè il Tetragrammaton non ha una etimologia. Tuttaiva Maimonide conosceva il problema della pronuncia, perchè la tradizione giudaica affermava che era stata persa. D'altra parte, egli sapeva anche che alcuni ebrei credevano in un'influenza magica delle lettere o di una precisa pronuncia dei nomi divini, ma informo' il lettore circa queste pratiche definendole invenzioni e pazzie. L'aspetto piu' notevole di questa affermazione si trova nel modo in cui ragiono' per evitare controversie circa un soggetto cosi' delicato. Egli affermo' infatti che era solo la vera adorazione che era andata persa, e non l'autentica pronuncia del Tetragrammaton, perchè quest'ultima era sempre possibile secondo le sue lettere. A sostegno di questa idea di base (che il culto reale è piu' importante della pronuncia), egli cito' Sota 38a per provare che questo nome è l'essenza di Dio e che quello è il motivo di non farne abuso, poi cito' Zaccaria 14:9 a dimostrare l'unicità di questo nome, ed anche Numeri 6:23-27 a dimostrare che i sacerdoti erano obbligati a benedire tramite questo unico nome.
In seguito, per dimostrare che la pronuncia del Nome non creava problemi nel passato, e che non conteneva alcun aspetto magico, cito' in principio Kiddouchin 71a, per dire che questo nome era trasmesso dai rabbini ai loro figli. Inoltre secondo Yoma 39b questa pronuncia era largamente usata prima del sacerdozio di Simone il Giusto, cosa che mostra l'inconsistenza di concetti magici, perchè in quei tempi se il Nome era usato non aveva alcun aspetto soprannaturale, ad eccezione di quello spirituale. Maimonide insisté sul fatto che cio' che era necessario ritrovare era la spiritualità collegata a questo Nome, e non l'esatta pronuncia. Per ben dimostrare questo importante concetto, per comprendere il senso e non il suono trasmessi con questo Nome, cito' un esempio rilevante. Certamente in Esodo 6:3 il testo indica che prima di Mosé, il Nome non era conosciuto; vale a dire il significato esatto di questo nome, e non la pronuncia, perchè chi potrebbe ragionevolmente credere che una buon pronuncia sarebbe stata improvvisamente capace di incitare gli israeliti all'azione, a meno che non si supponga un'azione magica di questo Nome, cosa che è in contraddizione con la continuazione degli eventi? Per concludere questa dimostrazione Maimonide cito' Esodo 3:14 per mostrare che l'espressione èhyèh ashèr èhyèh che puo' essere ben tradotta con "Io saro' cio' che saro'", è soprattutto un insegnamento spirituale. Dal momento che il Tetragrammaton non aveva alcuna etimologia (linguistica), questa connessione con il verbo "essere (haya)" espresse principalmente un ragionamento "etimologico", vale a dire un insegnamento riguardante Dio, che puo' essere definito come "l'Essere che stà avvenendo" oppure "l'essere necessario".
E' interessante osservare che Judah Hallevi, un altro studioso ebraico, presento' praticamente gli stessi argomenti nel suo libro I Kuzari pubblicato qualche anno prima, nel 1140. Scrisse infatti che la principale differenza tra il Dio di Abraamo e il dio di Aristoteke era il Tetragramma (Kuzari IV:16). Egli dimostro' anche che questo nome era quello personale di Dio (ibidem IV:1) e che significava "egli sarà con te". Per dimostrare ulteriormente che era il significato di questo nome che era importante e non la sua pronuncia, egli cito' Esodo 5:2 dove Faraone chiese di sapere il suo Nome: non la sua pronuncia, che gli usava, bensi' l'autorità di questo Nome (ibidem IV:15). Egli dimostro' infine che le lettere del Tetragrammaton hanno la rimarchevole proprietà di essere matres lectionis, cioè le vocali sono associate alle altre consonanti, come lo spirito è associato al corpo e lo fa vivere (ibidem IV:3).
Questi due studiosi fornirono versioni cosi' convergenti che rappresentarono una svolta nella storia del Nome. Tuttavia l'espressione "pronunciato secondo le sue lettere" come richiamo' Maimonide (lettere vocaliche come chiarisce Judah Hallevi) è strettamente esatta solo nella lingua ebraica. Gioacchino da Fiore fece una traslitterazione greca del Tetragrammaton (I-E-U-E) nella sua opera intitolata Expositio in Apocalypsim, che completo' nell'anno 1195. Anch'egli uso' l'espressione "Adonay IEUE Tetragrammatonaton nomen" in un suo altro libro intitolato Liber Figurarum. Gioacchino da Fiore forni' anche altri tre nomi: IE, EV, VE, che associo' al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo!
La vocalizzazione del 'Tetragrammaton (IEUE) connessa al nome di Gesu' (EU) stava per essere migliorata da papa Innocenzo III in uno dei suoi sermoni scritto attorno al 1200. Egli noto' che le lettere ebraiche del Tetragrammaton Ioth, Eth, Vau (cioè Y, H, W) venivano usate come vocali, e quindi il nome IESUS aveva esattamente le stesse vocali I, E ed U del nome divino. Come Gioacchino da Fiore, egli decompose il nome divino IEUE in IE-EU-UE, che gli consenti' di supporre che il nome IE-SUS contenesse il nome di Dio IE. Presento' anche un parallelo tra il nome scritto IEVE ma pronunciato Adonai e il nome scritto IHS ma pronunciato IESUS. Il collegamente tra queste due parole giocherà un ruolo determinante nel processo di vocalizzazione del Tetragrammaton.
Negli anni seguenti la conoscenza della lingua ebraica progredi' fortemente, includendo segnatamente il ruolo delle matres lectionis. Per esempio il famoso studioso Roger Bacon (1220-1292) scrisse nella sua grammatica di ebraico che in ebraico ci sono sei vocali (aleph, he, vav, heth, iod, ain) che si avvicinano all'uso masoretico delle vocali punteggiate. L'erudito francese Fabre d'Olivet spiego' anch'egli nella sua grammatica di lingua ebraica la seguente equivalenza: aleph = â, he = è, heth = é, waw = ô/ u, yod = î, aïn = wo. Egli affermo', nel suo lavoro La Langue hébraïque restituée (La lingua ebraice restituita) pubblicata nel 1823, che la migliore pronuncia del Nome divinosecondo le sue lettere era Ihôah/ Iôhah/ Jhôah. Per di piu' quando comincio' a tradurre la Bibbia (Genesi, capitoli da I a X), egli uso' sistematicamente il nome IHÔAH nella sua traduzione. Antoine Fabre d'Olivet, famoso poliglotta, conosceva molte lingue orientali, cosa che lo porto' a propendere per la scelta filologica (piuttosto che teologica) vale a dire si rifiuto' di mescolare il suono con il sendo della parola. In aggiunta Judah Hallevi aveva già chiarito nella sua opera che lo yod (Y) serviva da vocale I, lo waw (W) da O, e che he (H) ed aleph (’) servivano da A. Secondo queste rudimentali indicazioni, si poteva leggere approssimativamente il nome YHWH "secondo le sue lettere", come I-H-O-A (perchè la lettera H non viene mai usata come vocale nel mezzo delle parole; il quel caso eccezionale si preferisce l'uso della lettera Aleph.) Per esempio, il nome YH è pronunciato secondo le sue lettere IA in lingua ebraica, IH in Latino e IE in greco.
Giuseppe Flavio (37-100), che conosceva molto bene il sacerdozio di questo tempo, chiari' che quando i Romani attaccarono il tempio gli ebrei invocarono il minaccioso Nome di Dio, ma mise per iscritto il suo rifiuto di trasmetterlo al suo lettore. Tuttavia diede delle informazioni di primaria importanza per riscoprire la pronuncia che egli voleva tenere celata. Si puo' infatti leggere nell'opera Guerra giudaica la seguente affermazione: "Il sommo sacerdote aveva la testa decorata con una tiara di lino fine ricamata con un bordo viola, e circondata da un'altra corona in oro che riportava in rilievo le sante lettere; si tratta di quattro vocali." Questa è una descrizione eccellente; per di piu' completa quella fatta in Esodo 28:36-39. Tuttavia com'è noto non ci sono vocali in lingua ebraica, ma solo consonanti. Sfortunatamente al posto di spiegare questa evidente stranezza, alcuni commentatori (influenzati dalla forma Yahweh) sviano i lettori di Giuseppe Flavio indicando in nota che questa lettura era IAUE. Ora è evidente che le "sacre lettere" si riferivano al Tetragrammaton scritto in lingua paleo-ebraica, e non in greco. Per di piu' in ebraico queste consonanti Y, W, H, sono precisamente usate come vocali; sono per di piu' chiamate matres lectionis "madri della lettura". Gli scritti di Qumrân hanno mostrato che nel primo secolo la Y vocalica serviva solo ad indicare i suoni I ed E, la W serviva solo per i suoni Ô ed U, mentre una H in fine parola serviva per il suono A. Queste equivalenze possono essere verificate su migliaia di parole. Per di piu' la H era usata come vocale solo in termine di parola, e mai al suo interno (tuttavia tra due vocali l' H è pronunciata come una leggera E). Cosi' per leggere il nome YHWH come quattro vocali costringere a leggere IHÔA cioé IEÔA.
Una seconda testimonianza relativa a questo periodo riguardo alla pronuncia è il Talmud stesso, perchè il Tetragrammaton viene chiamato il "Shem Hamephorash" che significa "il nome letto distintamente" oppure "il nome letto secondo le sue lettere". A dispetto del fatto che alcuni cabalisti affermarono che la parola "mephorash" significhi "nascosto" è facile controllare il significato corretto di questa parola nella Bibbia stessa (Nee 8:8; Esd 4:18). In aggiunta il Talmud (Sinedrio 101a 10:1) proibisce l'uso del Nome divino per scopi magici, e il rabbi Abba Shaul (130-160?) aggiunge di non utilizzare citazioni bibliche che contengono il Tetragrammaton per scopi esorcistici, e la pronuncia del Tetragrammaton secondo le sue lettere, come avvertimento anticipato che coloro che trasgrediranno questo comando avrebbero compromesso la loro partecipazione al nuovo mondo. La frase "pronunciare il Nome secondo le sue lettere" significa pronunciare il Nome come sta scritto, o secondo il suono delle sue lettere, cosa diversa dal sillabare un nome secondo le sue lettere. Nondimeno esisteva l'autorizzazione a pronunciare il nome YHWH secondo le sue lettere (perché il Talmud stesso lo faceva), vale a dire in ebraico Yod, He, Waw, He (oppure Y, H, W, H in italiano); d'altra parte, era proibito pronunciarlo secondo queste stesse lettere.
In ebraico la maggioranza dei nomi propri, scritti per esteso, puo' essere letta secondo le sue lettere. Nel primo secolo si usava l'equivalenza Y = I, W = U, e H = A in fine di parola. Inoltre c'era l'alternarsi consonante-vocale durante la lettura di questi nomi, ad eccezione dei casi di suoni gutturali o di una H in finale, che era vocalizzata a. Quando in un nome non sono indicate le vocali, le consonanti sono vocalizzate con una a. Questo stile di lettura é abituale in ebraico, per esempio nel caso di qualche nome famoso o nel caso di alcuni nomi con una ortografia simile a quella del Tetragrammaton.

Nome letto

secondo

le sue

consonanti

le sue

lettere

la

Settanta

i

Masoreti
1Ch 3:5
Yrwlym
Irualim
Iérousalèm
Yerualayim
Gn 29:35
Yhwdh
Ihuda
Iouda
Yehudah
Gn 25:19
’brhm
’Abaraham
Abraam
’Abraham
Gn 25:19
Ysq
Isaaq
Isaak
Yisaq
Lv 26:42
Y‘qwb
I‘aqub
Iakôb
Ya‘aqôb
2 Ch 27:1
Yrwh
Irua
Iérousa
Yeruah
Gn 46:17
Ywh
Iua
Iésoua
Yiwah
1Ch 2:38
Yhw’
Ihu’
Ièou
Yéhu’
Gn 3:14
Yhwh
Ihua
(Kurios)
(Adonay)

E' facile notare nella tabella soprastante l'eccellente accordo tra la lettura di questi nomi secondo la Settanta e la loro lettura secondo le loro lettere (in lingua ebraica). Il processo di lettura secondo le loro lettere è, in linea di principio, molto rudimentale, perché contiene solo tre suoni I (Y), U (W) ed A, mentre la lingua ebraica ne possiede sette (i, é, [e], è, a, o, u). Trascurando questo difetto intrinseco, questo metodo di lettura fornisce complessivamente buoni risultati.
Una terza testimonianza, sempre relativa a quest'epoca, proviene da persone che ebbero accesso al sacerdozio, cioé dai traduttori della Settanta. Questa versione aveva già fissato la vocalizzazione dei nomi proprio poco tempo prima che entrasse in uso l'abitudine di non pronunciare piu' il Nome fuori dal Tempio. Ora è possibile notare che tutti i nomi teoforici che cominciano in YHW-() nella Bibbia Ebraica vennero vocalizzati Iô-(a) nella Settanta e sempre in Ia-. Per questo il nome divino, che è il nome teoforico per eccellenza (vale a dire YHW-H), per accordarsi con tutti gli altri nomi teoforici dovrebbe essere vocalizzato Iô-a in Greco oppure, se si vuole recuperare la H muta (che non esiste in greco) : IHÔA. Alcuni autori come Severino di Antiochia (465-538), usarono la forma IÔA (Iwa) in una serie di commentari al capitolo ottavo del vangelo di Giovanni, chiarendo che si trattava del nome divino in ebraico. Un altro libro (Elogio di Giovanni il Battezzatore 129:30) fece allusione anch'esso al nome Iôa scritto in Greco iota, omega, alpha. Nel codex Coilinianus datato 6° secolo, si spiegano molti nomi teoforici con la parola greca aoratos che significa "invisibile" (aoraotoV si trova nella LXX in Genesi 1:2) ed è letta IÔA. Le parole aoratos o arretos (arrhtoV meaning "unspeakable") sono equivalenti alla parola latina "ineffabile".
Paul Drach, un rabbino convertito al cattolicesimo, spiego' nella sua opera De l'harmonie entre l'église et la synagogue (Armonia tra chiesa e sinagoga) pubblicato nel 1842, perché era logico che la pronuncia Yehova, che era in accordo con le iniziali di tutti i nomi teoforici, era la pronuncia autentica, contrariamente alla forma di origine Samaritana Yahvé. Egli mostro' la leggerezza della critica contro la forma Yehova, come accusa di essere un errore di lettura attribuito a Galatino. Cito' Raymond Martin e Porchettus de Salvaticis per contestare l'accusa. Poi mostro' la delirante tecnica di trasformazione delle vocali a, o, a della parola Adonay in e, o, a, perchè questa ipotetica regola grammaticale (contro la natura del qere / ketib) già non era piu' valida nel cado della parola Èlohim che mantiene le sue tre vocali è, o, i senza alcun bisogno di cambiarle in e, o, i. Nonostante il sostegno che ebbe in Vaticano a suo tempo, queste spiegazioni non ebbero un grande effetto.
In aggiunta, questa vocalizzazione è sempre stata considerata come la piu' corretta dagli stessi ebrei. Ad esempio nella prima traduzione ebraica in francese (durata dal 1836 al 1852) il traduttore ebreo Samuel Cahen uso' il nome Iehovah in maniera sistematica. Egli difese la sua scelta richiamandosi alle tesi del famoso grammatico tedesco W. Gesenius. Il professore ebreo J.H. Levy spiego' perchè preferiva la forma Y'howah, al posto di Yahweh, nel suo ariticolo pubblicato nel 1903 in The Jewish Quarterly Review. Ad oggi è possibile leggere nel libro per gli ebrei, con la prefazione del Rabbino Capo francese Joseph Sitruk, che il nome Ye.ho.va (Jéhovah), scritto con le lettere ebraiche Yod, He Vav, He, é considerato essere il Nome vero e proprio di Dio.
Il problema di conoscere quali vocali fossero presenti con le quattro consonanti del Nome divino é assurda perché le vocali masoretiche, che sono dei punti vocalici, apparirono dopo l'anno 500 della nostra era. Prima di quel tempo le uniche vocali erano le matres lectionis. Inoltre le vocali e, o, a non svolsero alcun ruolo nel ritrovamento della vera pronuncia tra professori ebrei cristiani. D'altra parte per giustificare la loro pronuncia del Nome "secondo le sue lettere", citarono il libro di Maimonide Guida per i perplessi molto spesso. In aggiunta prima del 1100, i punti vocalici usati con il Tetragrammaton non erano e, o, a ma e, a vale a dire le vocali della parola aramaica Shema’ che significa "Il Nome".

5) La piu' antica testimonianza archeologica é in favore della pronuncia Geova
Una breve trascrizione risalente al tempo di Amenofis III (-1391 -1353) é stata rinvenuta presso Soleb.
Questo scritto è facile da decifrare. Tuttavia si puo' trascrivere questa frase scritta in caratteri geroglifici con: "t3 3-sw-w y-h-w3-w". Questa espressione è vocalizzata in modo convenzionale con "ta’ sha’suw yehua’w", che puo' essere tradotta con: "terra dei beduini quelli di yehua’".

Queste iscrizioni contengono un numero di parole sufficiente a consentire una comparazione. Inoltre questi beduini Shasu di solito significano per gli egiziani un tipo di beduini che vivono con i loro beni (bundles), nella regione del Sinai del nord. Alcuni specialisti preferiscono identificare Yehua con uno sconosciuto nome di località. Ad ogni modo, questa distinzione è impossibile da dimostrare, come anche nel caso di nomi di luoghi biblici come: "terra di Giuda" (Dt 34:2); "terra di Ramses" (Gn 47:11); o con la lista dei nomi di luoghi egiziani di Thutmosis III "[terra di] Jacob-El"; "[terra di] Josep-El".
Ad ogni modo si nota una pessima abitudine nella vocalizzazione di questo nome Yhw3, perché la totalità dei dizionari indica yhw’, illeggibile, oppure Yahweh, che non è in accordo con la vocalizzazione convenzionale, ma mai Yehua’. Alcuni specialisti obiettano rigardo alla scarsa conoscenza delle vocali delle parole egiziane, cosa vera. Tuttavia per parole straniere, come nel presente caso, gli egiziani usavano una specie di alfabeto standardizzato con matres lectionis, vale a dire usando semi-consonanti come fossero vocali. In questo modo si ottengono le equivalenze: 3 = a, w = u, ÿ = i, e questo é il preciso motivo per cui la lettura con il metodo convenzionale offre risultati accettabili. Ad esempio, nella stele di Merneptah datata 13° secolo prima della nostra era, il nome Israele é trascritto in geroglifici come Yÿsri3l, che è possibile leggere: Yisrial (col sistema convenzionale), risultato da non disprezzare. Nondimeno alcuni specialisti che rifiutano il sistema classico, leggono questo nome Yasarial a motivo della sua antichità. Tuttavia circa un millennio prima, presso Ebla, si puo' leggere il nome Irail, che condraddice la versione Yasarial. Cosi' con la conoscenza attuale, il sistema convenzionale di lettura dei geroglifici costituisce la migliore alternativa, e con questo metodo il nome (o nome di luogo) Yhw3 viene "tecnicamente letto" Yehua’.
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37 A.J. Kolatch -Le livre juif du pourquoi
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38 J. Leclant - Les fouilles de Soleb
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J. Leclant - Les fouilles de Soleb
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M.C. Astour - Yahweh in Egyptian Topographic Lists
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40 J.B. Pritchard - Ancient Near Eastern Texts
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41 W.A. Ward - A New Look at Semitic Personal Names and Loanwords in Egyptian.
in: Chronique d'Égypte LXXI(1996) N°141
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